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I Carabinieri in Eritrea -1883 - S. Briccarello
Published by Afabri on 2007/10/20 (1784 reads)
I Carabinieri in Eritrea -1883 - S. Briccarello
I CARABINIERI IN ERITREA - 1883


Autore: S. Briccarello



Per prendere terra in Africa, i primi carabinieri si tolsero la divisa.
Era il 16 maggio 1883. Il piroscafo sul quale si era imbarcato il drappello destinato a costituire l’avanguardia dell’Arma nel Continente Nero aveva accostato sino in vista di Assab, sulle rive del Mar Rosso.

Ma il porto non aveva allora sufficienti attrezzature d’attracco, per cui si dovette procedere ad uno sbarco avventuroso, immergendosi nell’acqua, per non farsi portare poco dignitosamente a spalle dagli indigeni.

Ma bagnare la divisa, nemmeno parlarne! E allora ecco arrivare in terra d’Africa carabinieri in mutande, ma con la carabina saldamente tenuta sollevata sopra la testa.

La decisione di istituire una stazione di carabinieri ad Assab (dipendente dalla legione di Napoli) risale alla fine del 1882: la richiesta del Ministro della Guerra al Comando dell’Arma fu di quattro militari volontari tra cui un sottufficiale.

La scelta cadde sul maresciallo Enrico Cavedagni e sui carabinieri Albino Ghitta, Pasquale Iervolino ed Edoardo Piazza.

Il viaggio cominciò a Napoli il 26 aprile 1883.

I compiti che attendevano i carabinieri non erano da poco, e il maresciallo Cavedagni fu autorizzato ad arruolare ed istruire un gruppo di indigeni che risultassero in possesso di qualità analoghe a quelle richieste per i carabinieri. Era un primo embrione di quelli che sarebbero poi stati gli zaptié.

A titolo di nota uniformologica, riportiamo quanto lo stesso maresciallo Cavedagni disse ricordando il giorno dello “sbarco”:

“…., quando, raggiunto il baraccamento destinatoci a caserma e, riassettatici, ne uscimmo, vestiti di tutto punto in grande uniforme, per le visite di dovere, specialmente gli indigeni, che avevano forse sogghignato pel nostro forzato nudismo di poco prima, restarono sbalorditi ed ammirati da tanto sfarzo mai visto. Devo però confessare che quella fu la prima e l’unica volta che la grande uniforme di panno con relativo cappello vide la luce del sole di Assab. Subito dopo la visita, essa venne riposta definitivamente, e solo ne furono utilizzati: il pennacchio, da issare sull’elmetto nelle grandi solennità, e le granate e alamari di cui fregiammo gli elmetti e le giubbe di tela”.

I servizi resi dalla Stazione Carabinieri di Assab si rivelarono molto utili, soprattutto perché riuscirono a dare agli indigeni la sensazione della forza e dell’ordine. Nei rapporti con la popolazione si determinò un moto crescente di simpatia e di rispetto, tanto che nella zona non si verificarono incidenti di sorta.

Intanto, maggiori eventi maturavano e nel 1884 il contingente dei carabinieri venne aumentato in parallelo con l’avvio, seppur timido, di una politica coloniale italiana che, sul finire del 1884, decideva l’occupazione di Massawa.

Ma questa è, come si dice, un’altra storia.

Noi per ora ci fermiamo qui, anche perché queste brevi annotazioni storiche hanno il solo compito di illustrare brevemente la situazione in cui si sarebbe trovato l’appuntato dei Reali Carabinieri raffigurato nella bella tavola di Claudio Sanchioli.


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