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Gundam RX-78 - Paolo Martinelli
Published by Aquilauno on 2008/2/17 (2021 reads)
Gundam RX-78 - Paolo Martinelli
-GUNDAM RX-78


Autore: Paolo Martinelli



È l’anno 0079 dell’Era Spaziale e la Terra si prepara a sostenere una particolarissima guerra, che segnerà l’indelebile approccio al cartoon Fantascientifico; una guerra dura, spietata, per una volta così fredda e realistica da non lasciar spazio ai robot, ridotti per l’occasione a normali mezzi vulnerabili ed è strano pensare che l’unica vera rivoluzione dei cartoni animati giapponesi con i robot, sia stata voluta da una contaminazione di tipo occidentale.

Gundam, il guerriero dall’armatura nobile (Kidoo Sensei Gundam) testimonia la passione di Yoshiyuki Tomino per la fantascienza classica e in particolare per i romanzi di R.A. Heinlein; il regista non solo ammette di essersi ispirato alle opere del famoso autore americano, ma individua in “Fanteria dello spazio” (1960), lo scheletro della più famosa serie animata. Se la cosa non è evidente per chi ha letto il romanzo, non c’è da meravigliarsi, l’omaggio, infatti, vuole essere velato ed inoltre gli autori nipponici amano stravolgere i soggetti occidentali secondo gusto ed esigenze personali.
Dal 1981 in poi, infatti, da Dougram, l’artiglio del sole (Tayoo no Kiba Dougram) al più famoso Macros, la colossale fortezza (Choojikuyiisai Macros), hanno tutti attinto a piene mani dalla S.F. di Tomino o da Heinlein, come nel caso di Starship Troopers, la più fedele trasposizione animata dell’omonimo romanzo. Accanto al mito del superuomo, non c’è più l’eroe al centro della storia, ma l’intera gerarchia militare, fatta essenzialmente d’uomini coraggiosi quanto vulnerabili, che pilotano mezzi meccanici, limitati tecnicamente e vulnerabili, quindi distruttibili. Il pubblico italiano non ha potuto che subire il fascino di una storia dai tratti adulti, rimanendo così piacevolmente colpito da mitizzare il modulo RX-78 e tutti i personaggi della serie, replicata l’ultima volta nel nostro paese nel lontano 1981.
Finalmente dopo 23 anni Gundam torna in televisione trasmesso da Italia 1 dopo i moltissimi problemi dovuti ai mancati pagamenti dei diritti d’autore, infatti, nel 1980 l’Olympus merchandise vende alla Video International Distributors (V.I.D.) la concessione per l’Italia dei diritti Televisivi e del Merchandise della serie Gundam, per un corrispettivo da pagare ad un anno dalla cessione delle bobine originali, ma nel 1981 la Sunrise, a seguito del mancato pagamento dei diritti della Serie da parte della V.I.D., decise di bandire in Italia sia la stessa società, che la Serie.


La fortuna di Gundam si deve unicamente all’originale taglio narrativo e proviamo a scoprirlo insieme attraverso la sua storia. Inizialmente era sicuramente più facile appassionare i fans del genere robotico; questi, inermi di fronte alla grande novità che le serie portavano con loro, non avevano un gusto critico particolarmente sviluppato e vedevano nel culmine della lotta il momento di maggior tensione emotiva. Le storie incentrate sui protagonisti servivano unicamente da enterefatto alla battaglia, solitamente combattuta in maniera infantile e scanzonata: l’eroe a bordo del suo poliedrico robot gigante, non solo vinceva, all’ultimo minuto, senza grossi problemi l’avversario, ma lo faceva spesso usando la stessa arma finale che annunciava a viva voce.
In meno di 10 anni, il progressivo e naturale declino del genere dopo i successi di Go Nagai, radica nel pubblico una profonda insofferenza e causa l’ovvia saturazione del mercato apparentemente inattaccabile. Persino Reiji Matsumoto, lui che odia tanto i robot, era stato spinto dalla Toei a realizzare una serie che sfruttasse i favori del pubblico per il genere; nacque così Il robot planetario Danguard Ace (Wakusei Robot Danguard Ace); un aneddoto in più occasioni confermato dall’autore interessa particolarmente i Mobile Suit. In origine, Matsumoto aveva proposto alla Bandai tre nomi per la base Jasdam, e uno di questi era proprio Gundam; l’autore preferì sostituirlo, temendo un raffronto immediato con la parola gun (pistola), ma il nome piacque tanto alla Bandai che qualche anno dopo decise di servirsene per un modellino giocattolo e… in seguito per la serie della Sunrise.
La famosa casa di produzione non era disposta a copiare nessuno e decise di puntare al meglio, cercò allora una garanzia dal maestro della robot fiction, quel Go Nagai a cui tutti si erano ispirati per varare moltissime serie durante gli anni settanta, ma ebbero una risposta negativa da parte di un autore stanco di legare il suo nome alla fantascienza animata. Una possibilità da non perdere per Yoshiyuki Tomino, che ideò una storia dal taglio più realistico per accontentare gli appassionati più maturi ed esigenti; il grande merito di Tomino è di aver saputo creare una storia composta d’elementi non nuovi per la fantascienza, ma per la prima volta utilizzati al pieno delle proprie capacità facendo uscire la storia dalla fiction per collocarla in una realtà credibilissima ed anche i personaggi collocati all’interno di uno spazio tale assumono caratteristiche e prospettive nuove rispetto alla staticità di buona parte dei loro predecessori animati. Il profilo psicologico è tenuto nella massima considerazione in tutti i minuti che compongono ogni singola sequenza animata, quasi che Tomino voglia realizzare il crudele esperimento di vedere passo dopo passo il disfacimento di un uomo, costretto a combattere una battaglia per la sopravvivenza. Realtà a tutti i costi, ma per sostenere adeguatamente delle premesse così complesse, Tomino aveva bisogno che anche la tecnologia fosse altrettanto credibile in ogni sua sfumatura e per questo motivo chiamò a lavorare con lui, il già conosciuto e stimato nel mondo dell’animazione, Kunio Okawara come mechadesign.


Gundam esisteva già come giocattolo, ma il suo successo era stato scarso, una volta introdotto nel mercato. Dopo mesi di studi approfonditi sul progetto Gundam, Okawara si senti pronto a realizzare meccanicamente, sempre secondo le direttive di Tomino, lo spazio e gli ambienti su cui dovevano muovere robot e personaggi. La tecnologia della storia di Gundam iniziò a prendere la forma scientifica e asettica dei moderni e realistici film di fantascienza; ogni fenomeno di fisica fu analizzato e inserito con la giusta reazione: all’interno delle astronavi non esiste gravità, almeno non uguale a quella terrestre, quindi i personaggi per potersi muovere da un locale all’altro sono obbligati a servirsi di maniglie trainanti, ma, cosa sconvolgente per quel periodo, il pilota dei mobile suit è un soldato come tanti altri, il pilota di una macchina nel vero senso della parola, persino le battaglie si volgono sulla base di complesse tattiche militari, con azioni a ritmo serrato. Neanche i combattimenti tra robot-samurai solitari esistono più, ma vere e proprie guerriglie tra armate con pari requisiti e doti, il nemico non è più l’alieno conquistatore, si combatte uomo contro uomo, in un’assurda lotta al potere. Non esistono più nemmeno i personaggi principali, ognuno modello di se stesso, com’eravamo abituati fin ora; sono tutti protagonisti, indistintamente, buoni e cattivi, perché le vere battaglie non sono quelle che si combattono nello spazio, ma quelle che avvengono nella coscienza d’ogni individuo. Molti piccoli particolari che contribuiscono a mantenere vivo il patos della narrazione, che attirano l’attenzione dello spettatore, coinvolgendolo nell’azione.
Per la realizzazione del progetto Gundam, Tomino scelse lui stesso come character design Yoshikazu Yasuhiro, non ancora famoso in quel lontano 1979, ma già con una buona esperienza alle spalle.
“È già trascorso mezzo secolo da quando, a causa della sovra popolazione, parte dell’umanità fu costretta a trasferirsi su gigantesche isole spaziali che ruotano, come tanti satelliti, intorno alla Terra. Queste isole sono diventate ormai la seconda patria per queste popolazioni che vivono, lavorano, procreano… conducono insomma, la stessa vita alla quale erano abituati sulla madre Terra. Anno 79 dell’era spaziale: Side 3, l’isola spaziale più lontana dalla Terra, si è auto nominata “Principato di Zion”. Ha dichiarato la propria indipendenza e tentato con la forza di sottomettere tutte le altre isole spaziali. Una guerra spaventosa è quindi scoppiata tra la confederazione delle Isole Spaziali ed il Principato di Zion. I combattimenti, nel solo primo mese di guerra, hanno causato la morte di oltre 10 milioni d’uomini…e sono già otto mesi che la guerra si trascina senza né vinti né vincitori”.


Queste sono le parole che il commentatore Italiano, pronunciava prima dell’inizio di un nuovo episodio della serie…parole difficili da scordare per chi, come me e molti altri, è un appassionato di questo cartone animato (anime). Quando fu trasmessa questa serie televisiva, regnavano nella mente di tanti ragazzini le gesta d’altri idoli televisivi: robot “super armati e super accessoriati”, tutti alle prese con civiltà aliene con il pallino dell’invasione o di distruggere il nostro pianeta. La serie di Gundam dovette farsi largo in un’infinità di personaggi invincibili e dalle risorse infinite; in questo anime le due forze in campo non sono i soliti terrestri contro mostri d’altre galassie o ere storiche, ma umani contro umani in una spietata guerra fratricida. Non ci sono né buoni ne cattivi, ma solo la stupidità della guerra che fa da cornice a questo stupendo anime ed è per descrivere queste situazioni che Tomino e i suoi collaboratori hanno approfondito molto l’analisi psicologica dei personaggi. Gli eserciti si affrontano con astronavi, aerei, carri armati, sommergibili, navi, soldati e Mobile Suit, quest’ultimi non sono altro che robot armati di fucile o bazooka, spade laser e per alcuni, anche uno scudo per ripararsi dai colpi; le munizioni sono limitate e spesso i duelli si concludono con un corpo a corpo.
I Mobile Suit non sono robot intelligenti, ma solo delle macchine da combattimento, goffe nei movimenti e manovrate da un pilota…Gundam compreso; infatti, lascia stupefatti la naturalezza con cui Peter Rei, nella vecchia serie italiana (Amuro Rey), abbandona il suo Gundam danneggiato per raggiungere i suoi compagni dopo la battaglia d’Obaku (A. Boa Q.)…per lui è solo un mezzo da battaglia. In questo anime non esiste più il clichè del robot indistruttibile che caratterizzava gli anime dell’epoca ed è questa una delle caratteristiche che rendono la storia di Gundam RX-78 affascinante e contemporaneamente non troppo proiettata in un futuro del tutto improbabile.


Tra i momenti importanti della serie ve ne sono due da citare in particolare.
Nel primo, Peter Rei incontra un soldato di Zion, ferito nella battaglia dove il Gundam distrugge una miniera di solium, e gli offre da bere un po’ d’acqua per alleviare il caldo del deserto. “Sai, non riesco proprio a credere che tu sia il pilota di quel maledetto mobile suit…” “Non ci pensare; vedrai che i soccorsi arriveranno presto…”; in questo rapido scambio di battute possiamo vedere come la guerra abbia messo entrambi gli avversari sullo stesso piano. Tomino è lo stesso regista di Zambot 3 e di Daitan III ed, infatti, si notano alcuni elementi in comune, come la presenza di ragazzi alla guida dei mezzi armati, ragazzi che si trovano anche mal volentieri a recitare una parte che mal si adatta a loro e che avrebbero preferito un’esistenza normale. Tutta via in Gundam RX-78 è concesso poco spazio alle situazioni divertenti ed ai personaggi macchietta sempre presenti nelle serie di Go Nagai; in generale la serie è intrisa di tristezza e persino il finale, come detto prima, l’ascia l’amaro in bocca. Il robot, protagonista di tante battaglie e di tante vittorie, è distrutto dopo lo scontro con il potente Giong ed anche la Base Bianca è abbandonata dal suo equipaggio; Scia, l’odiato nemico, uccide gli ultimi superstiti della famiglia Zabi e la guerra si conclude con un armistizio senza né vinti né vincitori.
La serie, pianificata in 52 episodi, fu ridotta a 43 a causa dell’iniziale insuccesso, mentre le puntate che furono trasmesse in Italia furono solo 39; in Giappone ebbe un ritorno di fiamma ed ora è una delle serie robotiche animate di maggior successo al pari della serie di Star Trek, la prima serie fu addirittura riproposta in 3 film e successivamente sono state prodotte molte altre serie di cui, forse, la più famosa è Gundam Wing, mandata in onda su Italia 1, l’inverno scorso. Un nostalgico tuffo nel passato per chi ha vissuto le emozioni di una delle più realistiche ed entusiasmanti saghe di fantascienza mai apparse in televisione; una storia complessa, che ricordiamo con piacere attraverso una sintesi degli avvenimenti più salienti.


All’inizio delle ostilità, le Side 1, 2, 4 e 5 sono immediatamente distrutte, Side 6 si proclama neutrale mentre sulla Terra vaste zone sono conquistate da Zion, forte della sua superiorità datagli dai Mobile Suit, giganteschi robot da combattimento con l’aspetto di guerrieri. Contemporaneamente su Side 7, la Confederazione Terrestre sta approntando la controffensiva, sviluppando un nuovo tipo di mobile suit, il Gundam, ma proprio quando la nuova arma sta per essere portata via ed essere impiegata in battaglia, Side 7 subisce l’attacco di Zion con tre Zaku II, mobile suit incaricati di scoprire le nuove armi della Confederazione. Scattato l’allarme, Peter Rei (Amuro Rey), Mirka (Frau Bow), Ayato e altri civili corrono ai rifugi, ma durante l’attacco improvviso dei nemici perdono la vita quasi tutti i militari e numerosi civili tra cui la madre di Mirka. Peter Rei si dirige verso la base militare dove suo padre, il dottor Tem Rei, sta caricando sull’astronave Base Bianca la sua ultima invenzione, il mobile suit Gundam RX-78. La Base Bianca si trova così a dover ospitare gli ultimi civili in fuga: tra loro un gruppo di adolescenti costretti, loro malgrado, ad affrontare la guerra nelle vesti di truppe non regolari, compreso Peter Rei che entrato in possesso dei manuali di combattimento del Gundam, sale sul robot per dare battaglia. Da quel momento le loro vite non saranno più le stesse e tutti cresceranno maturati dalle drammatiche esperienze che man mano incontreranno.
La Base Bianca è costretta a fuggire da Side 7 a Luna 2, mentre Scia e Peter Rei si apprestano ad affrontarsi. Rientrati sulla Terra, i due incontrano il Maggiore Garma Zabi e Scia gli fornisce false informazioni sulla rotta della Base Bianca, facendolo cadere in una trappola mortale.
In risposta al gesto della Cometa Rossa, gli Zabi inviano un valoroso comandante all’attacco, Ramba Ral.
In questa parte della storia, molte saranno le vicende salienti: l’incontro di Peter Rei e sua madre,che stenta a riconoscere il figlio così cinicamente cambiato; il suo amore per il tenente Machirda (Matilda), o la morte del coraggioso Ryu, sacrificatosi per salvare il Gundam. Sconfitto Ramba Ral e messo in fuga il colonnello Makube (Ma Kube), dopo averlo sconfitto nell’Operazione Odissea, la Base Bianca prosegue il suo viaggio verso la base di Jabrow in Amazzonia, dove riceve le direttive per l’attacco finale all’isola spaziale Salomone.
Bright e gli altri ripartono per lo spazio, ma presi su due fronti, cercano rifugio nel neutrale Side 6.
Da questo momento in poi si susseguono momenti carichi di patos, come l’incontro tra Peter Rei e suo padre, ormai preoccupato solo delle sue scoperte, tanto da non accorgersi dei bisogni affettivi del figlio.
Qui incontra anche Lara (Lala Sun) e sarà lei ad influenzare maggiormente Peter Rei; essa è dotata di notevoli poteri extrasensoriali e cresciuta sotto l’ala protettiva di Scia, che voleva farne un modello di guida per il suo futuro popolo.


Intanto la Confederazione ultima una nuova arma costituita da enormi pannelli solari e attacca la fortezza, distruggendola insieme al Big Zam, il mobile suit di Dozle Zabi.
Vista la sconfitta,l’esercito di Zion si affretta a sperimentare Elmeth il nuovo mobile armur telepatico, costruito apposta per Lara. Nel combattimento tra Peter e Scia però, Lara muore per salvare la vita a quest’ultimo; i poteri mentali della ragazza attraversano il corpo di Peter e lo potenziano. I due discutono sul futuro dell’umanità e dell’impossibilità di controllare il proprio destino ed è in quel momento che Scia comprende che tutto è finito e che non gli rimane altro che la vendetta. Mentre Degin si appresta a firmare la pace, il figlio Giren contrario alla resa lo colpisce con un cannone laser a particelle solari, uccidendo insieme a lui una parte della flotta terrestre; saputa la notizia, Kirisha si vendica uccidendo a sua volta l’infame fratello. L’ultima battaglia vede ancora Peter Rei e Scia uno di fronte all’altro, all’interno della fortezza Obaku (A. Boa Q.); distrutti i rispettivi Mobile Suit ……e dopo un duello all’arma bianca, fermato dall’intervento di Seira, il maggiore si allontana per uccidere Kirisha. La fortezza Obaku esplode e Peter Rei, a bordo del Core-Fighter, raggiunge i compagni su una nave di salvataggio; di Scia nessuna traccia.
È la fine di una guerra… è l’inizio di un mito

I protagonisti della serie si possono dividere in due opposte fazioni, da un lato l’equipaggio della Base Bianca, formato principalmente da:

Tenente Bright Noah: è il comandante della Base Bianca, unico ufficiale a bordo e dopo la morte del suo superiore, si trova a dover affrontare terribili responsabilità, sarà promosso da Tenente a Capitano per meriti in battaglia; apparentemente freddo, non lascia molto spazio ai propri sentimenti, in seguito dimostrerà il suo affetto per Flammet.

Peter Rei: figlio del progettista del Gundam, è un ragazzo dotato di straordinarie abilità, è introverso e la guerra lo ha trasformato in una macchina da combattimento che lascia poco spazio alla sua vita, ma lentamente scoprirà le sue vere capacità.


Mirka (Frau Bow): è la migliore amica di Peter Rei, ma i suoi sentimenti di affetto verso di lui non sono ricambiati. Opera sulla Base Bianca come infermiera e come addetta alle comunicazioni; ha un carattere dolce, ma allo stesso tempo determinato.


Seira Masu: l’affascinante addetta alle comunicazioni e compagna di scuola di Peter Rei, Mirka e Kai, è in realtà Artesia, la sorella di Scia. Diventerà poi il pilota del G-Fighter, dimostrandole sue eccellenti qualità di combattente; non condivide i metodi con cui il fratello ha deciso di sterminare la famiglia Zabi e per questo continuerà la sua battaglia nell’esercito terrestre.

Flammet Yasu (Mirai Yasu): è la graziosa ragazza ai comandi della Base Bianca; timida ed insicura, col tempo imparerà ad affrontare con coraggio le difficoltà e diventerà il vicecomandante della Basa Bianca.


Kai Shaker (Kay Shiden): antipatico ed egocentrico è ai comandi del Guncannon. Per molto tempo cercherà di fuggire meritandosi più volte di essere chiamato vigliacco, ma nonostante il suo carattere, in battaglia non si tira mai in dietro e diventerà un generoso combattente.


Ryu José (Ryu Hosei): con Ayato comanda il Guntank. La sua generosità lo spingerà a salvare Peter Rei in cambio della propria vita.



Ayato Kobayashi: il più giovane del gruppo, dopo la morte di Ryu rimane solo al comando del Guntank.



Sul versante nemico invece abbiamo:

Duca Degin Zabi: responsabile della morte di Zion Daikon (Zion Zum Daikun), ne usurpa il regno e porta Zion in guerra. Cinico e spietato, è il padre di Giren, Kirisha e Garma. Verso la fine della guerra si renderà conto dell’imminente sconfitta di Zion e cercherà un accordo segreto con il Maresciallo Levil, ma …


Giren Zabi: figlio maggiore di Degin Zabi, è assetato di potere; sfrutta la morte del giovane fratello Garma per incitare ancora di più il suo popolo alla guerra e non si fa scrupoli di uccidere suo padre ed il Maresciallo Levil con l’arma più terribile: il cannone laser a particelle solari.


Garma Zabi: il più giovane della famiglia, è un ambizioso ufficiale in cerca di gloria. La vendetta di Scia contro la famiglia Zabi partirà proprio da lui, lasciando che sia ucciso dalla Base Bianca senza intervenire.


Kirisha Zabi (Kishiria Zabi): fedele alla famiglia Zabi, scaltra ed intelligente, riesce ad intuire le vere intenzioni di Scia. Convinta di poterne sfruttare le infinite qualità di abile combattente, sarà uccisa, invece, proprio da lui nell’ultima battaglia.


Scia Aznabul (Char Aznable): è il nemico numero uno di Peter Rei e della Base Bianca, nonché uno scaltro e valoroso combattente e soprannominato Cometa Rossa per la sua velocità. In realtà dietro la maschera si cela Casbal, fratello di Seira e figlio di Zion Daikon, fondatore del Principato di Zion; nonostante combatta per Zion, nutre un profondo odio per la famiglia degli Zabi.

Ramba Ral: fedelissimo di Zion Daikon e del principato, è sicuramente l’avversario più forte e fiero che Peter Rei abbia incontrato. Morirà da eroe, dopo aver ingaggiato con il suo Gouf una memorabile battaglia contro il Gundam e dopo aver riconosciuto in Seira Artesia, la figlia di Daikon.

Jim Baral (Jinba Rai): un amico di famiglia di Daikon, aveva portato da piccoli, sulla terra, Casbal Daikon (Casual Rem Daikun) e Artesia Daikon (Artesia Som Daikun), unici eredi legittimi al trono, ribattezzandoli Scia e Seira.

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