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Categoria: Evo Antico
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Titolo: Gladiatore Mirmillone della Pegaso, 75-072  | numero viste:1342 |  Un nuovo gladiatore dagli amici della Pegaso. Abbandonata oramai la scala in 54 e dediti solo alla 75 (per me che mi sto cecando, una manna ......) questo pezzo presenta la oramai consueta e consolidata pulizia nella scultura (di Viktor Konnov) e nella fusione che ha reso la Pegaso famosa. Il pezzo si assembla facilmente ed è pronto subito alla pittura. Provate ad affrontare, se non lo avete mai fatto, un 75. La ricchezza dei particolari, la superficie più estesa rendono la pittura un momento di estasi creativa. E talvolta gli elementi più piccoli che nel 54 sono semplicemnet abbozzati (magari creando anche frustazione nel pittore più inesperto) qui sono evidenti e chiari. Più grande non vuole dire più difficile, anzi. Nel mondo romano, i giochi gladiatori combinavano la lotta con lo spettacolo e lo spettacolo della morte con il denaro. Gli anfiteatri sparsi per tutto l’impero (si calcola che ce ne fossero almeno 250) e simbolo della sua grandezza, sono stati i luoghi dove prigionieri di guerra, schiavi e criminali venivano consegnati a una morte sicura solo per intrattenere il pubblico, ma anche uomini liberi divennero gladiatori di propria volontà, attirati dalla possibilità di guadagno o solo per vivere emozioni forti. Erano concepiti come luoghi dove mettere in scena la morte, ma anche luoghi dove venivano ricreate in grande stile le più importanti vittorie militari romane, spettacolari battaglie navali, o i miti del pantheon romano. Il combattimento gladiatorio era l’occasione per mostrare una delle qualità più importanti per la loro morale, la virtus morendo “da romani”. L’equipaggiamento dei gladiatori era pensato non per essere funzionale o efficiente nella lotta contro l’avversario, ma straordinario dal punto di vista estetico. I gladiatori erano suddivisi in classi di combattimento e le varie classi erano incrociate nei combattimenti in maniera funzionale allo spettacolo. Il nostro gladiatore, un Mirmillone (in latino: murmillo, myrmillo o mirmillo) per peso, equipaggiamento e stile di lotta, può essere considerato un "carro armato" della gladiatura. Il suo nome derivava dal mormylos , un pesce marino, oggi sconosciuto, e per tale motivo il suo elmo era decorato con scene marine o di combattimento e la cresta aveva la forma di una pinna. L’elmo raffigurato proviene dal dalla Caserma dei gladiatori di Pompei e raffigura Roma vittoriosa, barbari sottomessi e cataste di armi e due Vittorie alate. I mirmilloni erano poi equipaggiati con un largo, pesante scudo rettangolare ricurvo, il classico scutum imperiale, molto simile a quello in dotazione ai legionari romani; questo scudo schermava l'intero corpo, ad eccezione del volto e delle gambe, queste ultime protette da un solo schiniere (ocrea). Portavano, come unica arma d'attacco una corta spada, il gladio, normalmente legata ad un polso tramite un laccio per evitare di perderla durante il combattimento. Le gambe e un braccio erano protette da una imbottitura. Il subligaculum, il pantaloncino era legato intorno alla vita, passando tra le gambe. La spessa cintura, il balteus, completava il tutto. Durante la lotta, il mirmillone si teneva al riparo dietro il vasto scudo, esponendo solo volto e gambe, a loro volta corazzate, scostando lo scudo solo per brevi attacchi con il gladio. Da questo punto di vista il mirmillone era per l'avversario una fortezza inespugnabile, di fronte; l'unica possibilità, per il suo nemico, spesso il più agile traex, era trovare il modo di attaccarlo lateralmente, facendo affidamento sulla relativa lentezza del mirmillone.
Marco Colombelli |
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| Review submitted: 23/10/2010
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| Categoria: Evo Antico
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Titolo: Gueriero Umbro "Naharti" - Pegaso, 54 mm  | numero viste:747 |  Era molto tempo che non mi capitava di emozionarmi di fronte ad un figurino come quando ho aperto la scatola di questo Guerriero Umbro “Naharti” del IV-III secolo a.C.
Note Storiche
La tradizione vuole che gli Umbri si stanziarono in un territorio più ampio dell’odierna regione, in epoca molto remota. Fu solo con l’espansione degli Etruschi che il territorio degli Umbri si ridimensionò, tanto che tra il V e il IV secolo, stretti da sud dai Sanniti e da nord dai Celti, occuparono il territorio che oggi porta il loro nome. Le tavole Eugobine forniscono molte informazioni su queste popolazioni ed in particolare su esse viene citato il popolo dei Naharti (Naharkum..Numen) nemico degli umbri di Gubbio. È probabile che i Naharti abitassero proprio lungo il corso del Nera, la cui radice idronimica Nahar- è in comune con l'appellativo Naharkum. Quindi, l'etnia localizzata su quella piccola altura potrebbe appartenere al popolo dei Naharti. È molto difficile valutare chi fossero costoro, ma è ragionevole pensare che fossero diversi dagli Umbri e che appartenessero ad un substrato indoeuropeo più antico. Con la firma dei primi trattati tra Umbri e Roma a partire dal 310 a.C., la maggior parte delle comunità umbre divennero alleate dei romani, romanizzandosi successivamente.
Il Pezzo
Più piccolo dei 54 mm ai quali siamo abituati dalla Pegaso, il figurino si presenta di pregevole fattura, con poche linee di fusione da pulire e sempre in posti non perniciosi. Come spesso capita qualche lavoro di stuccatura si rende necessaria all’attacco del mantello, ma niente di spaventoso. Il viso, di piccola superficie, è molto espressivo. Il popolo dei Naharti raggiunse un discreto grado di raffinatezza, con oggetti di provenienza greca, etrusca, celta o picena come dimostrato dagli oggetti a corredo rinvenuti nelle loro sepolture. Possiamo quindi arricchire il pezzo con decori su veste e mantello. Sembra che questo figurino possa rappresentare il primo di una serie. Personalmente me lo auguro e mi auguro che altre ditte trovino il coraggio di esplorare nuovi periodi e nuove popolazioni.
Marco Colombelli |
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| Review submitted: 25/4/2008
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| Categoria: Evo Antico
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Titolo: Guerriero Marcomanno della Seil (75 mm)  | numero viste:503 |  I Marcomanni appartengono alla stirpe dei popoli germanici del ramo dei Suebi, originariamente stanziati lungo l’Elba. A seguito del vasto movimento di popoli avvenuto verso il I sec. a.C. si spostarono verso il Meno e poi a seguito delle campagne di Druso nel 9 a.C. verso l’odierna Boemia. In questo periodo, sotto la guida del re Maroboduo iniziarono una serie di campagne di conquista nei confronti dei popoli vicini, diventando un problema di sicurezza per Roma, ma, dapprima una serie di mancati accordi con popoli germanici e, successivamente, lo scontro con Arminio, ne indebolirono la posizione, costringendoli a chiedere aiuto a Roma ed a entrare nell’orbita dei popoli alleati. Dopo sporadici eventi di ribellione al tempo di Domiziano e di Nerva, fu Marco Aurelio ad affrontarli definitivamente e a ricacciarli oltre il Danubio in due successive campagne militari (167-175 e 178-180). Con Comodo raggiunsero trattati di pace e militarono a lungo tra le truppe alleate di Roma. Il figurino della Seil, si presenta in 10 pezzi di metallo, molto pulito e di pregevole scultura e fusione. Prima di iniziare a dipingerlo la pulizia ci porterà via davvero poco tempo. Ma questa è oramai una caratteristica dei figurini di questa ditta. Due soli sono gli elementi che ci permettono una personalizzazione del figurino: la tunica e i calzoni. Per la tunica consiglio un colore unico magari con l’aggiunta di decori sull’orlo utilizzando motivi geometrici, oppure grosse righe come nella figura ma non necessariamente dello stesso colore proposto (provate i verdi e i marroni). Per i calzoni consiglio un colore unico (ad imitare la pelle o lana pesante) o un semitartan di stile celtico. Purtroppo, pur in presenza di un pezzo splendido, vanno lamentate una serie di inesattezze storiche ed uniformologiche. Dai rilievi su molte monete del II sec. rappresentanti trionfi romani, si evince che gli scudi utilizzati dalle popolazioni germaniche del periodo erano oblunghi, ovali, o esagonali, ma non certamente tondi. Pur essendo molto belle, le decorazioni in metallo applicate sullo scudo (che nel caso del figurino, rappresentano un drago e un animale mitico) sono presenti su scudi germanici solo a partire solo dal V-VI sec. d.C. Allo stesso modo le decorazioni presenti sulla piccola sacchetta di lato. Anche la cinta di stile molto particolare, è di epoca successiva (IV sec.). Avrei anche alcuni dubbi sulla collocazione storica del decorato corno di bisonte europeo tenuto sulla mano sinistra. Insomma, il pezzo è molto bello, facile da pulire ed assemblare, divertente da dipingere, ma da collocare in un periodo storico differente (IV-V sec. d.C.). Magari in compagnia del guerriero Franco della stessa ditta. Un pezzo da non perdere soprattutto considerando l’assenza di figurini di questo periodo storico e in questa scala.
Marco Colombelli |
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| Review submitted: 24/2/2008
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| Review submitted: 13/7/2008
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