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There are 62 reviews in our database.

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Category: Altri periodi storici
Title: 17°Lancieri. Crimea - Balaclava 1854 Popular views:2056
Description   Finalmente un soggetto tanto ricercato, che si è fatto attendere per molto tempo, tanto ricercato, ma sempre presentato nelle sue piccole misure e dimensioni. Il figurino in questione è il 70 mm della famosa Ditta spagnola Art Girona 17° Lancers relativo al periodo coloniale inglese del 1854 scolpito dal grande La Torre. Con le sue proporzioni risulta un soggetto particolarmente raffinato ed equilibrato, le sue forme e pieghe sono marcate nei punti giusti tanto nell'uniforme quanto nelle parti esposte, il volto, che rappresenta tutta la sua fierezza relativa al suo tempo e che permette allo scultore di renderlo particolarmente efficace e vero, tanto da contraddistinguerlo in questo suo unico contenuto dagli altri. Si tratta di un unico pezzo di fusione senza troppi accorgimenti di pulizia o drastici interventi di aggiustamento per la messa in opera. Basterà solo allungare di qualche centimetro la lancia, posizionare la mano all'avambraccio in giusta posizione, unire bene i lacci delle buffetterie, per ottenere un'ottima postura che rimane ferma anche senza la basetta di supporto. Un ottimo figurino semplice e compatto, novità da sfruttare anche per semplici principianti.
Il 25 ottobre 1854 ci fu il tentativo dalla parte delle truppe russe a rompere l'assedio di Sebastopoli attaccando il campo britannico (alleato di Francia e Impero Ottomano) di Balaclava. Il comando inglese si accorse che sulle alture i russi stavano rimuovendo i cannoni navali catturati ai turchi a protezione della valle, ed ordinò l'attacco per riprenderli. Per errore di interpretazione di livello fra i vari comandanti e la mancata visuale del campo di battaglia, si comprese di rivolgersi in fondo alla valle dove si trovava una batteria di 14 cannoni affiancata dalla cavalleria. Fu la famosa carica dei 600, comandata dal maggiore generale James Thomas Brudenell marchese di Cardigan, formata dalla prima fila del 17° lancers, la seconda dell'11° hussars e la terza 8° ussari e 4° light dragon, completamente circondata sui fianchi della fanteria e dell'artiglieria, che, caricò frontalmente la batteria russa. Anche se riuscì al compimento del compito dovette ripiegarsi a causa delle perdite e al contrattacco. 118 morti 127 feriti e 362 cavalli persi, la battaglia terminò senza risultati e le parti mantennero il completo controllo delle loro posizioni iniziali. R.M.
Review submitted: 2011/2/12
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Category: Napoleonica
Title: Chassuer à cheval de la garde della Metal Modeles Popular views:1563
Description   Chasseur à cheval de la garde en grand tenue della Metal Modeles.

Finalmente un altro fantastico modello da aggiungere al collezionismo napoleonico che appassiona tanti cultori dell'epoca. Il ns Bruno Leibowitz ci ha permesso di assistere alla creazione di un classico da anteporre gia' all'illimitata serie: cacciatore della guardia a cavallo (cccgi). Si tratta di un elemento di valore solo dalla semplice visione della foto che ritrae in maniera magistrale un soldato a cavallo in postura sfarzosa ma senza eccedere nelle forme e nei movimenti: ovviamente e' solo la presentazione di una raccolta di pezzi da montare in maniera semplice e veloce per poi dare concretezza e vita con il colore in tutte le sue sfumature.
C'e' da ricordare che la scelta non potra' essere unica in quanto anche l'imperatore indossava la loro gloriosa uniforme da colonnello tanto da definirli come “figli prediletti”. La cavalleria leggera, unità da ricognizione nei capi di battaglia della Grande armee, costituita nel 1796 durante la campagna d'Italia, con la loro inconfondibile uniforme verde, rossa e oro. Erano famosi per l'esplicito affetto che aveva l'imperatore per loro, pur mostrando spesso poca disciplina e insubordinazione. Parteciparono ad Austerliz, in Spagna e a Waterloo.

Buona pittura a tutti

Riccardo Majello
Review submitted: 2010/11/16
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Category: Evo Antico
Title: Gladiatore Mirmillone della Pegaso, 75-072 Popular views:1937
Description   Un nuovo gladiatore dagli amici della Pegaso. Abbandonata oramai la scala in 54 e dediti solo alla 75 (per me che mi sto cecando, una manna ......) questo pezzo presenta la oramai consueta e consolidata pulizia nella scultura (di Viktor Konnov) e nella fusione che ha reso la Pegaso famosa. Il pezzo si assembla facilmente ed è pronto subito alla pittura.
Provate ad affrontare, se non lo avete mai fatto, un 75. La ricchezza dei particolari, la superficie più estesa rendono la pittura un momento di estasi creativa. E talvolta gli elementi più piccoli che nel 54 sono semplicemnet abbozzati (magari creando anche frustazione nel pittore più inesperto) qui sono evidenti e chiari. Più grande non vuole dire più difficile, anzi.
Nel mondo romano, i giochi gladiatori combinavano la lotta con lo spettacolo e lo spettacolo della morte con il denaro. Gli anfiteatri sparsi per tutto l’impero (si calcola che ce ne fossero almeno 250) e simbolo della sua grandezza, sono stati i luoghi dove prigionieri di guerra, schiavi e criminali venivano consegnati a una morte sicura solo per intrattenere il pubblico, ma anche uomini liberi divennero gladiatori di propria volontà, attirati dalla possibilità di guadagno o solo per vivere emozioni forti. Erano concepiti come luoghi dove mettere in scena la morte, ma anche luoghi dove venivano ricreate in grande stile le più importanti vittorie militari romane, spettacolari battaglie navali, o i miti del pantheon romano. Il combattimento gladiatorio era l’occasione per mostrare una delle qualità più importanti per la loro morale, la virtus morendo “da romani”. L’equipaggiamento dei gladiatori era pensato non per essere funzionale o efficiente nella lotta contro l’avversario, ma straordinario dal punto di vista estetico. I gladiatori erano suddivisi in classi di combattimento e le varie classi erano incrociate nei combattimenti in maniera funzionale allo spettacolo. Il nostro gladiatore, un Mirmillone (in latino: murmillo, myrmillo o mirmillo) per peso, equipaggiamento e stile di lotta, può essere considerato un "carro armato" della gladiatura. Il suo nome derivava dal mormylos , un pesce marino, oggi sconosciuto, e per tale motivo il suo elmo era decorato con scene marine o di combattimento e la cresta aveva la forma di una pinna. L’elmo raffigurato proviene dal dalla Caserma dei gladiatori di Pompei e raffigura Roma vittoriosa, barbari sottomessi e cataste di armi e due Vittorie alate. I mirmilloni erano poi equipaggiati con un largo, pesante scudo rettangolare ricurvo, il classico scutum imperiale, molto simile a quello in dotazione ai legionari romani; questo scudo schermava l'intero corpo, ad eccezione del volto e delle gambe, queste ultime protette da un solo schiniere (ocrea). Portavano, come unica arma d'attacco una corta spada, il gladio, normalmente legata ad un polso tramite un laccio per evitare di perderla durante il combattimento. Le gambe e un braccio erano protette da una imbottitura. Il subligaculum, il pantaloncino era legato intorno alla vita, passando tra le gambe. La spessa cintura, il balteus, completava il tutto. Durante la lotta, il mirmillone si teneva al riparo dietro il vasto scudo, esponendo solo volto e gambe, a loro volta corazzate, scostando lo scudo solo per brevi attacchi con il gladio. Da questo punto di vista il mirmillone era per l'avversario una fortezza inespugnabile, di fronte; l'unica possibilità, per il suo nemico, spesso il più agile traex, era trovare il modo di attaccarlo lateralmente, facendo affidamento sulla relativa lentezza del mirmillone.

Marco Colombelli
Review submitted: 2010/10/23
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Category: Altri periodi storici
Title: Ufficiale del 13° Lancieri Bengala Popular views:1412
Description   Qualcuno di voi forse conosce, ma molti di più ignorano, la mia passione per l’esercito inglese. Questa volta ho voluto cimentarmi in pezzo decisamente datato, ma che secondo me, vista anche la penuria di soggetti del periodo, rappresentava una interessante sfida.
Il 13° Reggimento Bengala fu uno dei pochi reggimenti Indiani che prese parte alle campagne inglesi di Egitto e Sudan del 1882. Tra le cose curiose, il fatto che i cavalli utilizzati nelle battaglie dai Lancieri furono quelli nativi africani; quelli indiani, infatti, non furono imbarcati in tempo per prendere parte alle battaglie nel deserto.
L’ufficiale inglese del 13° Lancieri del Bengala presenta tutti i difetti delle fusioni più datate e bisogna quindi dedicargli molta attenzione in fase di assemblaggio. Il cordoncino della pistola va sostituito con uno più lungo e il nastro della sciabola è assente e quindi bisogna provvedere con un pezzetto di lamierino. Tutte cose molto semplici anche per un neofita.
Risolti questi problemi mi sono gettato nella pittura, scegliendo anche io il 13° Lancieri, ma ovviamente potete scegliere anche altri reggimenti, facendo però attenzione all’uniforme e ai suoi colori.
La superficie più estesa è rappresentata dalla giacca blu-nero. Per realizzarla ho creato una base con Blu di Prussia (Andrea) + Blu di Prussia (Apacolor) + Nero (Vallejo) + Rosso Carminio (Maimeri) + una punta di X21 per evitare che il colore fosse troppo lucido. Dopo averlo steso più volte, sono passato alle luci aggiungendo pochissimo alla volte il Bianco (Vallejo), arrivando a toni anche eccessivi. Ho steso sulla tavolozza un po’ di Blu di Prussia (Apacolor) + Nero (Vallejo) fino a raggiungere un tono nerastro, diluendoli molto e, con il cuore in gola ho effettuato una serie di lavaggi sul figurino. Le zone maggiormente in ombra sono state trattate con il colore di base + Nero.
Non aspettate solo l’ultima uscita. Cimentatevi anche nei vecchi soggetti. Le ditte hanno nei loro cataloghi e magari voi nei vostri cassetti, tanti pezzi indimenticabili che meritano di vedere la luce.

Marco Colombelli
Review submitted: 2010/10/23
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Category: Evo Antico
 Title: Miles Legio X , Alexander Miniatures Popular views:1965
Description   Note Storiche

Il figurino rappresenta un fante della X Legio durante le vittoriose campagne di Gallia del biennio 58 – 57 a.C. (anche se può essere tranquillamente inserito in altri contesti storici di quei decenni). E’ rmato con uno scudo ovale (scutum) rinforzato da un bordo in ferro, e con un rialzo centrale (umbo) che poteva essere usato anche per colpire, in mischia, il nemico. Lo scudo era riposto durante la marcia in una sacca - tegimen - sulla quale poteva essere applicato il cartiglio identificativo della legione – in questo caso la X - ed il simbolo totemico della stessa, in questo caso il taurus. Il soggetto indossa due protezioni, una sull’altra (di tela imbottita o feltro o cuoio) e, su queste la protezione principale costituita dalla cotta di maglia (lorica hamata) chiamata anche gallica da Varrone perché di derivazione celtica, che proteggeva torso e cosce. A volte era provvista di spallacci - humeralia - metallici o coriacei, a difesa delle spalle; caratteristiche erano le fasciae crurales che avvolgevano le gambe, anch’esse a difesa dal freddo. L’elmo è di tipo Montefortino, probabilmente l’elmo più comune. L’elmo era in bronzo, con due paragnatidi ampie (bucculae) annodate sotto il mento con un cordoncino (vinculum). Normalmente era presente un pennacchio di crine, che veniva innestato poco prima della battaglia: l’unica documentazione sul colore è nell’affresco degli Statilii all’Esquilino (periodo cesariano o poco successivo) dove il pennacchio è di colore rosso. Armi offensive erano il pilum e il gladio (gladius hispanus), una corta spada di 60 centimetri. Il gladio era riposto in un fodero (vagina), portato a destra appeso ad un cinturone (cingulum militiae).

Il Figurino

Questo figurino mi ha riempito di grandi soddisfazioni. La scatola che la contiene è benfatta, capiente e il soldatino risulta protetto da qualsiasi urto grazie alla confezione stile Poste Militaire. Quello che mi ha meravigliato è l’assoluta pulizia della fusione: nessuna linea da limare, i pezzi si incastrano con disarmante facilità (ancora oggi capita di comprare un bel soggetto ed essere costretti a un lavoro di stucco per colpa di pezzi che non combaciano), nessun blocco di piombo da staccare. Assolutamente perfetto. Trovo l’idea del pilum realizzato nella sua parte anteriore con un tondino molto interessante. Non lo vedremo piegare con il tempo ne spezzarsi durante una trasferta di gara. Forse la punta così piccola separata dal contesto rischia di staccarsi e di perdersi. Quindi molta attenzione. Le due teste nella confezione ci pongono di fronte alla scelta di come ambientare il figurino. A voler essere puristi visto che lo scudo è avvolto nel tegimen (che lo proteggeva prima della battaglia) il legionario non avrebbe dovuto indossare il pennacchio (che veniva indossato prima della battaglia), ma sicuramente così il tutto risulta più accattivante. Per la pittura va benissimo la box art di Ugo Solvino. Uniche varianti possibili sono la tunica (bianca, rossa), la focale (rossa, bianca, ocra), le fasciae crurales (più bianco sporco).
Review submitted: 2010/3/7
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